- 1 Cuffie dinamiche
- 2 Cuffie elettrostatiche
- 3 L'uso dell'amplificatore
- 4 L'importanza dell'impedenza
- 5 Alta e bassa impedenza
Sulla base della tecnologia costruttiva si possono suddividere tre tipi di cuffie: le elettrostatiche, le elettromagnetiche e le dinamiche. Le cuffie elettrostatiche hanno in genere alcuni inconvenienti: sono abbastanza costose per via della tecnologia utilizzata e necessitano di buoni amplificatori. Tuttavia, tra gli audiofili, le cuffie elettrostatiche sono piuttosto gettonate. Questo perché la qualità sonora è altissima, specialmente per alcuni tipi di sonorità.
Cuffie dinamiche
La maggior parte delle cuffie in commercio sono dinamiche, ossia utilizzano una tecnologia a bobina mobile. In breve, il diaframma (cioè la membrana che, muovendosi, genera il suono) è collegato a un avvolgimento di materiale conduttore, immerso in un campo magnetico. Nel momento in cui la corrente (cioè il segnale audio da riprodurre) viene fatta passare nel conduttore, si genera un campo che va a interagire con quello del magnete fissato alla struttura della cuffia, causando forze attrattive o repulsive che fanno muovere l’avvolgimento e con esso il diaframma.
Le cuffie dinamiche non sono, per le loro specifiche caratteristiche, particolarmente lineari: il che significa che la maggior parte dei modelli ha una risposta in frequenza piuttosto irregolare, ma esistono comunque anche modelli professionali, relativamente neutrali.
Cuffie elettrostatiche
In alternativa alle cuffie dinamiche, troviamo le cuffie elettrostatiche. In questo caso, il diaframma è caricato elettricamente e sospeso tra due armature perforate, che permettono il passaggio dell’aria, le quali quando attraversate dalla corrente, generano un campo elettrico. L’interazione tra i due, dipendente dalla polarità del campo, causa il continuo movimento in una direzione o nell’altra del diaframma, che in questo modo genera un suono. Le cuffie elettrostatiche offrono una fedeltà altissima, superiore a qualsiasi cuffia dinamica, ma presentano anche dei limiti in quanto a volume massimo e a riproduzione delle basse frequenze. Inoltre, richiedono un amplificatore, sono piuttosto delicate e il prezzo è considerevole per la maggior parte delle tasche.
Una variante è quella ad armatura bilanciata. In breve, un perno collegato al diaframma e capace di ruotare attorno al suo punto centrale, è sospeso in un campo generato da un magnete fisso. Fornendo corrente, il perno ruota leggermente in una direzione o nell’altra, muovendo quindi il diaframma. Questo tipo di tecnologia ottimizza il rendimento elettrico e le dimensioni e l’impedenza del sistema.
L’uso dell’amplificatore
Spesso le cuffie elettrostatiche richiedono un segnale elettrico adeguato. Collegando le cuffie direttamente a un buon amplificatore Hi-Fi non ci sono problemi, grazie all’elevato livello audio fornito dall’amplificatore. Mentre, nel momento in cui si collegano le cuffie a un lettore MP3, si potrebbero incontrare problemi. Questo vale per qualsiasi altro dispositivo portatile, che potrebbe fornire, oltre a un livello qualitativo a volte discutibile, anche un segnale audio con caratteristiche non idonee per un l’ascolto in cuffia. Le cuffie elettrostatiche, come abbiamo visto, hanno bisogno di un amplificatore in grado di fornire il giusto segnale elettrico per ottenere un livello sonoro sufficiente e una risposta lineare.
L’ascolto della musica riprodotta da una buona coppia di altoparlanti ha un impatto emotivo ben diverso da quello risultante da un ascolto in cuffia. Qui entrano i gioco il gusto personale, e comunque l’utilizzo della cuffia dona una comodità e un ascolto intimo e personale da non sottovalutare.
L’importanza dell’impedenza
L’impedenza di una cuffia (la resistenza che il circuito oppone al transito di un segnale musicale) varia con la frequenza. Perché l’andamento dell’impedenza della cuffia è importante? Perché la forza del segnale che una cuffia produce cambia a seconda dell’impedenza che la cuffia ha alla frequenza del segnale. Quindi, se la cuffia ha un andamento dell’impedenza non lineare, anche la risposta in frequenza non sarà lineare.
Tranne nel caso in cui l’impedenza di uscita dell’amplificatore non sia molte volte più bassa di quella della cuffia. Una bassa impedenza di uscita (rispetto all’impedenza della cuffia) rende il livello del segnale non più sensibile alle variazioni di impedenza del carico. La sorgente migliore dovrebbe avere, contemporaneamente, una bassa impedenza e un alto livello d’uscita. Ma c’è da dire che le due condizioni non si verificano spesso, perché in genere un amplificatore di potenza (che genera l’uscita più robusta) ha un’impedenza di uscita cuffia piuttosto elevata (diverse centinaia di ohm).
Alta e bassa impedenza
L’impedenza è una tra le caratteristiche principali da tenere presente al momento dell’acquisto di un paio di cuffie (oltre alla sensibilità e alla risposta in frequenza). Una cuffia ad alta impedenza (un tipico valore di impedenza per una cuffia professionale è 600 ohm) è molto adatta a lavorare con una sorgente ad alta impedenza e alto livello. Una cuffia a bassa impedenza (nell’ordine dei 50-100 ohm), sarà più capace di sfruttare i pochi volt disponibili all’uscita di un pre-amplificatore.
Nel complesso, una cuffia ad alta impedenza è la più versatile per ogni applicazione, perché suonerà bene anche con impedenze d’uscita elevate e non genererà variazioni nella risposta in frequenza in corrispondenza di variazioni di impedenza. Se poi la sorgente ha un’uscita molto bassa, non potrete avere le alte dinamiche o le alte pressioni sonore, a meno che la sensibilità della cuffia non sia molto elevata. Se già sapete che state acquistando una cuffia per un particolare dispositivo, conoscere i due dati di interfacciamento (impedenza e livello di uscita) del dispositivo su cui la proviamo aiuta a fare una scelta ragionata.














